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Terapia cognitivo-comportamentale con i bambini

bambiniLa psicoterapia cognitivo-comportamentale è una forma di terapia psicologica che si basa sul presupposto che vi è una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti e che i problemi emotivi sono influenzati da ciò che pensiamo e facciamo nel presente.

La ricerca scientifica, infatti, ha dimostrato che le nostre reazioni emotive e comportamentali sono determinate dal modo in cui interpretiamo le varie situazioni, quindi dal significato che diamo agli eventi. Immaginiamo una situazione esemplificativa: è notte e 2 bambini di 6/7 anni nella loro stanza al buio ognuno a casa sua si stanno addormentando, quando improvvisamente sentono un rumore. Uno dei due, stringe il suo pupazzetto, si volta dall’altra parte e prova a riprendere sonno; l’altro, invece, si preoccupa, si alza dal letto e allarmato chiama la mamma. Cosa spiega questi due differenti comportamenti in risposta allo stesso evento? La differente reazione emotiva e comportamentale è determinata dall’interpretazione che i due bambini fanno del rumore, quindi dai loro pensieri. Probabilmente, infatti, sentendo il rumore il primo bambino avrà pensato: “Che cosa sarà successo? Qualsiasi cosa stia succedendo in casa ho con me il mio orsetto che mi protegge!”. Il secondo bambino, invece, è più probabile che abbia pensato: “Che cosa sarà successo? Ruberanno le mie cose! Mi faranno del male! Ho paura!”. Lo stesso evento, quindi, può portare ad emozioni e comportamenti differenti a seconda di come lo si interpreta. Questo spiega perché una stessa situazione può provocare in bambini diversi, o nello stesso bambino in momenti differenti, due reazioni completamente opposte.

La differente reazione emotiva e comportamentale che 2 bambini possono avere di fronte allo stesso evento è  determinata dall’interpretazione che i due bambini danno dell’evento, quindi dai loro pensieri.

Perché interpretiamo gli eventi? Perché cerchiamo fin da quando veniamo al mondo di dare un senso a ciò che ci circonda e di organizzare l’esperienza per non essere sopraffatti dalla grande quantità di stimoli a cui siamo sottoposti ogni giorno. Con il passare del tempo le varie interpretazioni portano ad alcuni convincimenti e apprendimenti, che possono essere più o meno aderenti alla realtà e più o meno funzionali al benessere della persona

La terapia cognitivo-comportamentale, pertanto, interviene sugli schemi cognitivi disfunzionali al fine di regolare le emozioni dolorose, interrompere i circoli viziosi che mantengono la sofferenza nel tempo e creare le condizioni per la soluzione del problema.

Il coinvolgimento dei genitori è una condizione necessaria affinché l’intervento con un bambino abbia senso. La richiesta infatti non può che partire dai genitori, perché possono essere solo loro a decidere di dare ascolto alle manifestazioni di sofferenza del proprio figlio (per quanto, in alcuni casi, i genitori possano ricevere il suggerimento di rivolgersi ad uno specialista dal pediatra curante, piuttosto che dalla scuola). Il bambino inoltre si presenta, come è naturale che sia, dipendente e influenzato dal mondo adulto circostante, in primo luogo dal mondo familiare: un intervento che non tenga in debito conto il fondamentale e irrinunciabile apporto dei genitori è scorretto e dannoso.

Un intervento terapeutico qualitativamente valido è quello che riesce a trasformare costruttivamente il modo in cui il bambino trae significato dall’esperienza e il modo in cui egli si comporterà in futuro.